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Creatività.

In questi anni prima che cedesse il posto ad “influencer” probabilmente era l’etichetta più ambita per un giovane che cercava di formarsi in un ambiente settoriale.
Sei un creativo? Serve un creativo!
Tutti chiedevano..creatività.
Allora tu frugavi tra i pensieri, in cerca di connessioni originali, proponendo o producendo innovazione e cambiamento, nelle idee e nelle azioni.
Attivando un processo di rielaborazione originale di dati culturalmente già in possesso, cercavi di fornire una punto di vista differente al problema.
Ecco, questo è il pensiero divergente, questa è la creatività.

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Gimme Five

Addio stretta di mano e high five?
Certo, per i prossimi mesi non se ne vedranno molte.
Questo Coronavirus cambierà anche le basi della comunicazione non verbale.
La prossemica cambierà, perché cambieranno i comportamenti delle persone, perché le distanze saranno più dilatate e passeremo direttamente alla sola distanza sociale, tipica delle relazioni meno personali in cui il contatto fisico è per lo più escluso.
La distanza intima e personale, sarà davvero intima e personale.
Probabilmente dovremo rivedere i rapporti, riequilibrarli.
Che poi anche il gomito non è male per salutarsi e tenere alla larga quei bacetti troppo confidenziali (?!) 🙂

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Empatia

I social media vanno ad una velocità impressionante e non si vede un punto di arrivo. L’attenzione del consumatore è ai minimi storici. Per farsi notare si deve tornare ad essere autentici, raccontare le esperienze con empatia.
#empatia #1 L’empatia intesa come strada verso “la ricerca di problemi”, le cui risposte arrivano attraverso la creatività: entrare in contatto con la personalità autentica del cliente, scoprendo i suoi sogni, i suoi valori e condividendone gli obiettivi.
#empatia #2 Anche il brand dovrà entrare in empatia con il proprio pubblico. Conoscere lo stato emotivo del cliente finale diventa fondamentale, poiché saranno proprio le emozioni a farla da padrone sulla decisione d’acquisto di un prodotto.
Grazie a questo “mettersi nei panni dell’altro“ il creativo deve saper gestire le emozioni del brand e del consumatore finale allo stesso tempo, giocando di sponda con l’empatia…e solo lo psicoanalista potrebbe fare di meglio 🙂