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La morte può essere la migliore opportunità della vita.

Uno degli insegnamenti offerto da questa quarantena è legato alla vita e la morte. Si, perchè non pochi hanno toccato con mano gli effetti devastanti del coronavirus e in moltissimi ne hanno osservato le conseguenze. Però una cosa è la vita, una cosa è la morte.
Non che prima fossimo inconsapevoli della sua esistenza, anzi. Ma quando per un mese intero non si fa che parlare di altro, la convivenza continua con essa aumenta il desiderio di vivere.
Questa è l’opportunità che la morte ci sta dando, di desiderare fortemente la vita, il suo tempo e le sue opportunità. Oggi.

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Gimme Five

Addio stretta di mano e high five?
Certo, per i prossimi mesi non se ne vedranno molte.
Questo Coronavirus cambierà anche le basi della comunicazione non verbale.
La prossemica cambierà, perché cambieranno i comportamenti delle persone, perché le distanze saranno più dilatate e passeremo direttamente alla sola distanza sociale, tipica delle relazioni meno personali in cui il contatto fisico è per lo più escluso.
La distanza intima e personale, sarà davvero intima e personale.
Probabilmente dovremo rivedere i rapporti, riequilibrarli.
Che poi anche il gomito non è male per salutarsi e tenere alla larga quei bacetti troppo confidenziali (?!) 🙂

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Empatia

I social media vanno ad una velocità impressionante e non si vede un punto di arrivo. L’attenzione del consumatore è ai minimi storici. Per farsi notare si deve tornare ad essere autentici, raccontare le esperienze con empatia.
#empatia #1 L’empatia intesa come strada verso “la ricerca di problemi”, le cui risposte arrivano attraverso la creatività: entrare in contatto con la personalità autentica del cliente, scoprendo i suoi sogni, i suoi valori e condividendone gli obiettivi.
#empatia #2 Anche il brand dovrà entrare in empatia con il proprio pubblico. Conoscere lo stato emotivo del cliente finale diventa fondamentale, poiché saranno proprio le emozioni a farla da padrone sulla decisione d’acquisto di un prodotto.
Grazie a questo “mettersi nei panni dell’altro“ il creativo deve saper gestire le emozioni del brand e del consumatore finale allo stesso tempo, giocando di sponda con l’empatia…e solo lo psicoanalista potrebbe fare di meglio 🙂